Che cosa prevede la legge
L’Italia è stato il primo Paese UE a dotarsi di una legge nazionale sull’intelligenza artificiale. La Legge 23 settembre 2025, n. 132 è in vigore dal 10 ottobre 2025.
Non duplica l’AI Act, che resta il riferimento principale e si applica direttamente. Lo integra su ambiti che il regolamento europeo lascia agli Stati: rapporti di lavoro, professioni, sanità, tutela dei minori, diritto penale e diritto d’autore.
La legge designa due autorità nazionali: AgID, per notifica e promozione, e ACN, per vigilanza, ispezioni e sanzioni. ACN è la stessa autorità che vigila sulla NIS2: per i soggetti NIS2 ha senso gestire AI e cybersicurezza con un unico sistema.
Lavoro e professioni intellettuali
Sono le due aree che toccano più da vicino imprese e studi professionali. Qui la legge italiana aggiunge obblighi che l’AI Act non prevede in questa forma, e che valgono a prescindere dal livello di rischio dello strumento.
Lavoro. Il datore di lavoro deve informare i lavoratori dell’uso di sistemi di AI. L’AI deve migliorare le condizioni di lavoro e non può discriminare. In pratica serve un’informativa chiara su quali strumenti usi, per cosa e con quali effetti sui dipendenti.
Professioni intellettuali. L’AI può avere solo funzione strumentale e di supporto: il lavoro intellettuale resta del professionista. Il professionista deve inoltre informare il cliente in modo chiaro sull’uso dell’AI. Vale per avvocati, commercialisti, consulenti, ingegneri e ogni attività in cui il cliente paga una prestazione intellettuale.
Un’informativa utile risponde a domande semplici: quali strumenti usi, per quali attività, quali dati trattano, chi controlla gli esiti e a chi rivolgersi per chiarimenti. Coordinala con l’informativa privacy già consegnata ai dipendenti, così da evitare due documenti in contraddizione.
Per i contenuti puntuali e le formulazioni e contenuti fai riferimento al testo pubblicato in Gazzetta Ufficiale e alle indicazioni degli ordini professionali.
Sanità, minori e pubblica amministrazione
| Ambito | Cosa prevede la legge |
|---|---|
| Sanità e ricerca | L’AI supporta ma non sostituisce la decisione del medico; regole sul trattamento dei dati per la ricerca |
| Minori | Sotto i 14 anni l’accesso a tecnologie AI richiede il consenso di chi esercita la responsabilità genitoriale |
| Pubblica amministrazione | L’AI è usata a supporto dell’attività; la decisione finale resta sempre in capo alla persona |
Il filo comune è lo stesso: l’AI aiuta, ma la responsabilità della decisione resta a una persona. Se offri servizi rivolti al pubblico, ad esempio app o piattaforme, verifica anche come gestisci l’accesso degli utenti più giovani.
Per strutture sanitarie, laboratori e aziende che lavorano con dati clinici, questo si traduce in procedure che documentano il ruolo del medico nella decisione e in una revisione delle basi giuridiche e delle DPIA per i progetti di ricerca. Chi fornisce servizi alla PA deve aspettarsi richieste contrattuali coerenti con il principio della decisione umana.
Deepfake e diritto d’autore
Deepfake. La legge introduce il nuovo reato di illecita diffusione di contenuti generati o alterati con AI (art. 612-quater c.p.) e prevede aggravanti per i reati commessi con l’AI. Per un’impresa il rischio riguarda sia l’uso interno sia la tutela del proprio marchio e dei propri dirigenti.
Diritto d’autore. La tutela spetta solo alle opere frutto dell’ingegno umano, anche se create con l’ausilio di AI. Sono previste anche regole sull’estrazione di testi e dati. Se produci contenuti, documenta l’apporto umano nel processo creativo.
Per agenzie, editori e uffici marketing questo ha effetti concreti: un testo o un’immagine generati senza un contributo creativo umano rischiano di non essere proteggibili. Conserva bozze, istruzioni e revisioni che mostrano le scelte fatte dalle persone.
Vieta l’uso di strumenti generativi per creare immagini, audio o video di persone reali senza autorizzazione, e definisci chi approva i contenuti generati prima della pubblicazione.
Cosa devono fare in pratica imprese e professionisti
- 01Censisci gli strumenti AI in uso
Elenca quali strumenti usi, chi li usa e per quali attività, compresi quelli adottati dai dipendenti senza autorizzazione.
- 02Informa i lavoratori
Prepara un’informativa sui sistemi di AI usati in azienda e sul loro impatto sull’attività lavorativa.
- 03Informa i clienti
Se sei un professionista, comunica in modo chiaro quando e come usi l’AI nella prestazione.
- 04Aggiorna policy e privacy
Regole d’uso dell’AI, informative privacy e DPIA vanno allineate ai nuovi trattamenti.
- 05Forma il personale
L’alfabetizzazione AI richiesta dall’AI Act è il veicolo naturale per spiegare anche le regole italiane.
Come possiamo aiutarti
Prepariamo le informative ai lavoratori, i testi di trasparenza verso i clienti e l’aggiornamento delle informative privacy e delle DPIA. Integriamo tutto con gli obblighi dell’AI Act e, se sei un soggetto NIS2, con il tuo sistema di gestione della sicurezza.
Scopri il servizio di compliance AI o contattaci per capire da dove partire.
Domande frequenti
La Legge 132/2025 sostituisce l’AI Act?
No. L’AI Act è un regolamento europeo e si applica direttamente. La legge italiana lo integra su ambiti nazionali come lavoro, professioni, minori, reati e diritto d’autore.
Chi controlla il rispetto delle regole sull’AI in Italia?
Le autorità designate sono AgID, per notifica e promozione, e ACN, per vigilanza, ispezioni e sanzioni. ACN è anche l’autorità competente per la NIS2.
Sono un professionista: devo dire ai clienti che uso l’AI?
Sì. La legge prevede che l’AI abbia solo funzione strumentale e di supporto e che il professionista informi il cliente in modo chiaro sul suo utilizzo.
Contenuti informativi aggiornati a ottobre 2026: non sostituiscono la lettura dei testi ufficiali né un parere professionale sul caso specifico.